All’interno della pieve di S. Vincenzo a Torri si trova un imponente scultura di un Crocifisso in legno policromo di anonimo scultore, databile fra il 1210 e il 1225.
Non presenta più l’iconografia del Christus triunphans dell’arte alto medievale, ma non è ancora la totale umanizzazione del Verbo che si fa uomo.
Il viso è affusolato e leggermente piegato verso destra, gli occhi socchiusi rivelano un carico di umano dolore. I capelli sono ben delineati da sottili incisioni. Le braccia e il busto accolgono la luce eliminando ogni effetto drammatico tipico dei crocifissi di epoca successiva.
I piedi poggiano saldamente su di un piano senza essere sovrapposti e le gambe diritte escludono lo sforzo e la necessità di sostenersi.
I fianchi sono cinti da un perizoma dorato a foglia d’oro.
Il corpo fisico mantiene il suo vigore, privo di inarcamento, non scivola nella morte.
Lo spirito lo salva dalla decomposizione, gli offre quella dignità e maestà proprie unicamente del figlio di dio. E’ questo aspetto che affascina e inquieta nell’accostarsi a questa opera venerata dalla tradizione popolare.